Analisi
dei meccanismi eziopatogenetici alla base dellipertrofia prostatica benigna (IPB)
I presupposti scientifici di questa
ricerca, si basano su numerosi rilievi clinici e sperimentali che hanno documentato
ampiamente il ruolo svolto dalle interazioni stroma epitelio nella citodifferenziazione,
nella organogenesi e nello sviluppo della prostata durante la vita fetale e prepubere e
nel mantenimento della normale funzionalità prostatica nellindividuo adulto [1-9].
Nel 1986 Tenniswood [10] per spiegare questi fenomeni, ha ipotizzato un meccanismo di
regolazione basato su tre segnali induttivi, uno di origine stromale stimolante la
crescita epiteliale (Stromally Derived Growth Factor o SDGF) e due di origine epiteliale
rispettivamente ad azione inducente (Epithelially Derived Growth Factor o EDGF) ed
inibente la crescita stromale (Epithelially Derived Inhibiting Factor o EDIF). In base a
tale teoria, il controllo della crescita e la regolazione della funzionalità prostatica
dipenderebbero dal bilanciamento degli stimoli induttivi. Attualmente questa teoria è
suffragata da un considerevole numero di evidenze sperimentali che attestano
lesistenza nel tessuto prostatico di meccanismi di regolazione paracrini ed
autocrini riferibili sia a fattori di crescita che a fattori inibenti la proliferazione
[11, 12]. È stato dimostrato, infatti, che almeno cinque differenti famiglie di Growth
Factor (Insulin-like Growth Factor (IGF) family, Plateled Derived Growth Factor (PDGF)
family, Epidermal Growth Factor (EGF) family, Transforming Growth Factor-beta (TGF-b)
family, Heparin Binding (fibroblastic) Growth Factor (HBGF/FGF) family) modulano la
crescita e la differenziazione delle cellule prostatiche normali, ipertrofiche e
neoplastiche [13]. È, inoltre, possibile che i segnali tra i differenti tipi di cellule
allinterno della prostata siano trasmessi attraverso il coinvolgimento della matrice
extra-cellulare [14]. Anomalie ed aberrazioni dei processi induttivi tra stroma ed
epitelio, forniscono probabilmente, anche la chiave di lettura per la comprensione dei
meccanismi eziopatogenetici responsabili dellipertrofia prostatica benigna (IPB).
Infatti McNeal [15], in base ad una serie di osservazioni morfologiche, ha ipotizzato che
lIPB sia causata dal "reawakening" delle cellule stromali che inducono la
gemmazione di acini epiteliali e la crescita duttale.
Abbiamo pertanto analizzato le interazioni
stroma-epitelio nellIPB indotte sia da specifici fattori diffusibili che dalla
matrice extra-cellulare studiando:
- gli effetti che queste interazioni esplicano sulla
crescita, sul ciclo cellulare, sulla morfologia e sul pathway differenziativo di ciascun
tipo cellulare prostatico
- la presenza nei terreni di coltura di eventuali sostanze
diffusibili ad attività regolatoria.
Per conseguire questi obiettivi le
ricerche sono state articolate nelle seguenti linee sperimentali:
- sviluppo di adeguati modelli sperimentali in vitro mediante
isolamento e caratterizzazione di linee epiteliali e stromali prostatiche da tessuti
ipertrofici, loro immortalizzazione mediante ingegneria genetica ed isolamento e
caratterizzazione di linee cellulari provenienti da altri tessuti (testicolo, cute,
tessuti cicatriziali esofagei, ecc.) da impiegare come controllo
- studio degli effetti esercitati sulla crescita delle
cellule prostatiche da DHT, EGF, bFGF, estrogeni e loro specifici inibitori (Suramina,
Finasteride ecc)
- analisi dei meccanismi induttivi stroma-epitelio in
condizioni di co-coltura
- produzione di surnatanti condizionati da cellule epiteliali
e stromali e screening delle loro capacità induttive sulla crescita, il ciclo cellulare,
la differenziazione e lapoptosi delle cellule prostatiche
- caratterizzazione ed isolamento dei fattori diffusibili ad
attività regolatoria
- analisi della crescita di cellule epiteliali su matrici
extra cellulari.
Da 813 campioni bioptici di tessuto
ipertrofico posti in coltura primaria tra il 1988 ed oggi [16, 17], sono state isolate 12
linee epiteliali stabilizzate e 8 linee stromali a vita definita. Altre due linee
primarie, una epiteliale ed una stromale sono state immortalizzate mediante trasduzione
con un vettore retrovirale MLV contenente il gene mutante T-Large Antigen di SV40
temperatura sensibile che permette loro di proliferare alla temperatura permissiva di
33°C e di entrare in fase stazionaria G1/G2 alla temperatura di 39°C. Tutte queste linee
sono state caratterizzate dal punto di vista genotipico e fenotipico. Inoltre, sono state
definite le loro richieste nutritive e sono state analizzate le loro capacità di crescita
in terreni semisolidi. Una volta terminati questi studi, le linee sono state espanse e
poste in banking mediante crioconservazione. Particolarmente impiegata nelle nostre
ricerche, è stata la linea epiteliale U285 che è stata coltivata quasi ininterrottamente
per 7 anni ed attualmente ha superato il 350° passaggio seriale in coltura. In queste
cellule lanalisi degli effetti esercitati da DHT, EGF, finasteride e suramina sulla
loro crescita ha evidenziato la presenza di fenomeni autocrini per il testosterone ed EGF
confermati recentemente anche con tecniche di biologia molecolare [18-20]. Nelle
co-colture di cellule epiteliali U285 con cellule stromali ingegnerizzate e non, la
crescita cellulare risulta inferiore a quella attesa in base alle colture di controllo di
sole cellule epiteliali e stromali. Inoltre, la valutazione a differenti end point delle
percentuali di cellule stromali ed epiteliali presenti nelle co-colture ha evidenziato
linibizione della crescita stromale. Questo fenomeno viene confermato dallo
screening dei surnatanti condizionati. Infatti, la proliferazione delle cellule stromali
prostatiche ingegnerizzate e non, viene fortemente ridotta dal surnatante condizionato
dalle U285. Inoltre, questo surnatante induce apoptosi delle cellule stromali
ingegnerizzate. Al contrario i surnatanti condizionati dalle cellule stromali stimolano la
crescita delle cellule epiteliali U285. Fenomeni apoptotici si manifestano in co-coltura
sia nelle cellule stromali che epiteliali U285. Se considerati globalmente, i risultati di
queste sperimentazioni, in accordo con quanto ipotizzato da Tenniswood, indicano la
presenza nel nostro modello sperimentale di un complesso meccanismo di regolazione della
crescita cellulare in vitro. Le cellule di origine stromale producono uno o più fattori
diffusibili capaci di stimolare la crescita delle cellule epiteliali U285. Queste, invece,
rilasciano nel terreno di coltura uno o più fattori solubili che limitano la crescita
delle cellule stromali inducendo in esse il fenomeno dellapoptosi. Le cellule
stromali in apoptosi a loro volta indurrebbero tale fenomeno nelle cellule stromali
presumibilmente attraverso altri fattori induttivi. La ridotta crescita nelle co-colture
sarebbe, pertanto, il risultato ultimo della sommatoria di questi contrastanti fenomeni.
Attualmente stiamo lavorando allisolamento del fattore epiteliale inibente nel
tentativo di identificare la sua struttura. Un successivo passo sarà quello di verificare
la sua produzione anche da parte dellepitelio prostatico in vivo.
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