Sviluppo di modelli sperimentali in vitro per valutare gli effetti degli antiblastici sulle cellule uroteliali normali e neoplastiche

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La chemioterapia endovescicale è ampiamente utilizzata nelle forme superficiali del carcinoma della vescica. In questa patologia il trattamento profilattico tende a ridurre il tasso di recidiva dopo resezione transuretrale (TUR) [21-23]. La combinazione TUR-chemioterapia endovescicale presenta, se comparata alla sola resezione transuretrale, ampie fluttuazioni della sua efficacia riducendo la percentuale di recidivazione del 13-71% in pazienti sottoposti a follow-up per un periodo compreso tra i 12 ed i 51 mesi. Questa grande variabilità può essere dovuta sia ai criteri di selezione dei pazienti che ai protocolli adottati. Infatti, la Letteratura segnala innumerevoli trials clinici caratterizzati dall'impiego di farmaci differenti (Thiotepa, Doxorubicina, Epirubicina, Mitomicina C) con ampie variazioni del dosaggio, del tempo di esposizione, della schedula di somministrazione e della durata di trattamento. Inoltre scarsa attenzione è stata posta all'obiettivo cinetico di ogni singola instillazione. Questa dovrebbe premettere al farmaco impiegato di raggiungere concentrazioni endocellulari sufficienti a determinare l'effetto citocida desiderato nel minor tempo possibile per evitare fenomeni citotossici elevati nell'urotelio sano. Pertanto, per utilizzare ciascun farmaco al meglio della sue potenzialità, sarebbe opportuno conoscere le variabili che influenzano la sua attività quali la concentrazione ideale da instillare, il tempo ottimale di esposizione al farmaco, le frequenza delle instillazioni ed infine il pH e l'osmolarità della soluzione veicolante il farmaco stesso. Partendo da queste considerazioni abbiamo isolato, caratterizzato fenotipicamente e posto in banking, 30 linee secondarie uroteliali normali e neoplastiche che sono state utilizzate per lo studio dell’uptake di Idarubicina ed Epirubicina dopo tempi di trattamento e con soluzioni veicolanti a pH differenti. I risultati ottenuti, descritti in precedenza [24], hanno evidenziato che la captazione di IDA è maggiore nelle cellule uroteliali neoplastiche nei primi 30’, mentre con tempi di trattamento più lunghi è maggiore nelle cellule normali. Inoltre, l'Idarubicina sembra accumularsi prevalentemente nel citoplasma. E' stato, anche, accertato che la variazione del pH extracellulare induce una modificazione nella compartimentazione del farmaco. Attualmente le ricerche in questo settore sono indirizzate a:

  • concludere le ricerche sulle Antracicline valutando l’entità della citotossicità a breve termine e del recupero cellulare a lungo termine indotta da trattamenti brevi e prolungati. I risultati preliminari ottenuti evidenziano come la citotossicità prodotta da trattamenti di 10’ non differisca da quella conseguente a trattamenti di 2h sia nelle cellule uroteliali neoplastiche che normali. In quest’ultime, tuttavia, è osservabile un miglior recupero con trattamenti brevi rispetto a quelli di 2h. Questo dato potrebbe suggerire la possibilità di abbreviare il tempo di trattamento endovescicale, nel tentativo di preservare l'urotelio sano, a condizione, tuttavia, di poter garantire sulle cellule tumorali un'azione citotossica tale da eradicarle
  • sviluppare modelli in vitro tridimensionali per lo studio di composti fotodimanici. Questi modelli tentano di riprodurre anche se in forma semplificata l’organizzazione della mucosa e della sottomucosa della parete vescicale neoplastica e normale sviluppando i seguenti tre modelli:
  1. co-colture di cellule stromali vescicali e uroteliali umane
  2. neo-vesciche costituite da cellule stromali ed uroteliali su supporti sintetici e di origine biologica non vescicale
  3. neo-vesciche costituite da cellule stromali ed uroteliali su matrice extracellulare di origine vescicale

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