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Ipertrofia prostatica

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In quasi tutti gli uomini la prostata aumenta di volume con l’età, e nel linguaggio medico, tale fenomeno si chiama Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB).

La prostata è una ghiandola sessuale maschile simile per forma e grandezza ad una castagna, che produce un fluido che concorre a formare il liquido seminale.
Essa è situata immediatamente sotto la vescica, a livello del collo, circondando il primo tratto dell’ uretra, condotto attraverso cui l’ urina dalla vescica viene emessa all’ esterno.

L’ ingrandimento prostatico di uno o di tutti i tre lobi che compongono la ghiandola, dovuto all’IPB, provoca una deformazione del condotto uretrale, determinando un ostacolo al deflusso di urina dalla vescica. Talvolta l’ IPB provoca un accrescimento della prostata anche verso l’ alto (cosidetto "lobo medio"), creando un ostacolo sul collo della vescica.
Oltre all’ ostruzione "meccanica" dovuta al volume della prostata ipertrofica, un’ altra importante causa di ostacolo al deflusso urinario dalla vescica, è la ridotta e difficoltosa apertura del collo vescicale (ostruzione "dinamica") che si verifica nell’ IPB.
In un quarto degli uomini che hanno superato i 50 anni, sino a giungere progressivamente con l’ aumentare dell’ età al 50% dei soggetti di 75 anni, l’ IPB determina disturbi della minzione, ossia difficoltà ad emettere l’ urina all’ esterno.

Tali disturbi sono suddivisibili in due categorie:
- sintomi da irritazione della vescica come la pollachiuria o aumento della frequenza delle minzioni, l’ impellenza o urgenza del bisogno di mingere ed il tenesmo vescicale o sensazione di nuovo stimolo appena terminata la minzione
- sintomi da ostruzione prostatica vera e propria come l’ indebolimento della forza del getto urinario, il ritardo nell’ iniziare la minzione, l’ intermittenza del flusso urinario, l’ uso della pressione dell’ addome per aumentare la potenza del getto ed il senso d’ inadeguato svuotamento della vescica.

La presenza di sangue nell’ urina o ematuria, può talora far parte dei sintomi dell’ IPB: in tali casi va sempre escluso un concomitante tumore dell’ apparato urinario.
La gravità dei sintomi determinati dall’ IPB, comunque, non è direttamente proporzionale al volume della prostata.
Al Paziente che si rivolge all’ Urologo per tali disturbi, dopo la visita che consentirà di apprezzare le dimensioni e le caratteristiche della ghiandola prostatica, vengono richieste l’esecuzione di un esame delle urine, e di un dosaggio sierico dell’ antigene prostatico specifico (PSA), un’ ecografia dell’ apparato urinario anche dopo minzione ed una uroflussometria (un esame che consente di misurare la potenza del getto urinario).
Se dalla valutazione globale del Paziente viene confermata l’ ostruzione al deflusso di urina in assenza di complicazioni ed in presenza di disturbi soggettivi di grado lieve o medio, viene consigliata una terapia con farmaci appropriati.

I farmaci attualmente più usati per la cura dei sintomi dovuti all’ IPB appartengono sostanzialmente a due gruppi:
- farmaci che agiscono sull’ "ostruzione meccanica" diminuendo il volume prostatico, come ad esempio la Finasteride, la Mepartricina, l’ estratto di Serenoa Repens, gli estratti steroidei di origine vegetale e gli anti-androgeni (questi ultimi però gravati da effetti collaterali che ne limitano l’ uso)
- farmaci che agiscono sull’ "ostruzione dinamica" determinando un rilassamento ed una migliore apertura del collo vescicale al momento della minzione, come gli alfa-bloccanti (Terazosina, Doxazosina, Alfazosina, Tamzulosina).

Ognuno di questi farmaci può essere utilizzato, a seconda dei casi e dell’ età del Paziente, da solo o in associazione con un altro appartente ad un gruppo diverso.
Le più frequenti complicanze dovute all’IPB sono: la presenza di abbondante residuo d’urina al termine della minzione cui possono conseguire infezioni urinarie e calcolosi della vescica, i diverticoli vescicali, il coinvolgimento dell’alto apparato urinario con diversi gradi di insufficienza renale e la ritenzione acuta d’urina cioè l’impossibilità completa alla minzione che richiede la riposizione di un catetere in vescica.
Nel caso di disturbi minzionali di notevole gravità, di scarso miglioramento soggettivo dopo adeguata terapia farmacologica o , ancor più, in presenza delle complicanze secondarie all’IPB, viene consigliato l’ intervento di "disostruzione" prostatica (prostatectomia per via endoscopica trans-uretrale o per via chirurgica).

L’ intervento consiste nell’ asportazione dell’ adenoma prostatico ossia della porzione centrale, interna, della prostata coinvolta dall’ IPB.
Le operazioni di asportazione dell’ adenoma prostatico sono generalmente prive di importanti complicanze e risolvono il problema dell’ ostacolo alla minzione nella grande maggioranza dei casi. La conseguenza più rilevante è costituita dall’ eiaculazione retrograda, ossia dalla riduzione della quantità dello sperma che, al momento dell’ orgasmo, tende a refluire in vescica piuttosto che fuoriuscire all’ esterno dell’uretra.
Va sottolineato come tale intervento non incide in alcun modo sulla libido, sulla potenza sessuale e sull’orgasmo.

Il più diffuso degli interventi disostruttivi è, attualmente, l’ asportazione endoscopica dell’adenoma prostatico, nota come TURP (resezione transuretrale della prostata).
Essa consiste nell’ inserimento nell’ uretra di uno speciale strumento endoscopico attraverso cui viene asportata, mediante un bisturi elettrico, frammento dopo frammento, la parte centrale della ghiandola prostatica.
Tale intervento costituisce, nel mondo occidentale, la seconda operazione chirurgica per frequenza negli uomini utrasessantenni.

Per Pazienti giovani con prostate di piccole dimensioni, può essere indicata la semplice incisione endoscopica del collo vescicale (TUIP), che ha una minore incidenza di retroeiaculazione rispetto alla TURP.

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Nei Pazienti con adenomi prostatici di notevoli dimensioni, tali da renderne più indaginosa l’asportazione endoscopica, è, ancor oggi opportuno ricorrere, con ottimali risultati negli anni, agli interventi cosidetti "a cielo aperto", che richiedono un’ incisione della cute nella parte inferiore dell’ addome.
Tale intervento chirurgico tradizionale è, comunque, talvolta necessario anche in presenza di grossi calcoli o di diverticoli vescicali o quando il Paziente non può essere sottoposto ad intervento endoscopico (ad es. per grave artrosi dell’ anca).

Negli ultimi anni sono state messe a punto nuove tecniche "a bassa invasività" che utilizzano diverse fonti d’ energia come l’ ipertermia, gli ultrasuoni, le microonde, il laser, ect., per ridurre o distruggere il tessuto prostatico ipertrofico.
Nonostante alcune di queste tecniche siano promettenti, non è certo a tutt’oggi, quanto esse siano efficaci a lungo termine.

Nei casi in cui, per l’età molto avanzata o per le cattive condizioni generali, qualsiasi tipo d’ intervento alla prostata venisse ritenuto ad elevato rischio, un’ alternativa può essere rappresentata dal posizionamento di "protesi" endouretrali (intervento in regime ambulatoriale che non richiede anestesia), costituite da piccoli cilindri cavi spiraliformi di metallo che, posti all’ interno dell’ uretra, la mantengono dilatata nel tratto in cui essa è ostruita dal tessuto prostatico esuberante.

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